venerdì, 13 novembre 2009
Sono solo due i gradi che mi separano da Berlusconi.

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lavato, stirato, piegato e riposto in:la brusca acidità
giovedì, 05 novembre 2009
Un puntatina veloce veloce, sempre a prestito intanto che attendo l'attivazione della linea internet per poverelli.
In quest'ultimo periodo è successo, in ordine sparso:

1) macchina con batteria scarica da più di una settimana; la lascio là, in attesa di qualche anima pia che possieda i cavi e di un'occasione utile per farla poi viaggiare il tempo necessario perché si ricarichi e non mi abbandoni sperduta sotto il diluvio di noè. Nel frattempo la bicicletta resta sempre la mia migliore amica, anche perché c'è molta più gente che ti saluta, a partire dalla bambina nel passeggino fino ad arrivare al vecchio che ci mette dentro anche una serie di complimenti d'altri tempi.

2) mattina, prima delle otto, sull'autobus perché piove e quindi niente bicicletta. Sono seduta e mi leggo Il Manifesto durante il tragitto, accanto a me un signore con bastone ampiamente sopra i 70.
Signore: "E' il Manifesto quello?"
Ossimorosa: "Sì"
Signore: "E Il Fatto l'ha mai letto?"
Ossimorosa: "Sì, m'è capitato"
Signore: "Il Fatto è interessante, scritto bene e serio. Eh, una volta io li leggevo tutti quei giornali, L'Unità, Liberazione, però adesso. Non è più la sinistra di una volta, non è più dentro al popolo come quando ero più giovane. Ormai si credono una elité d'intellettuali, snob e lontani da tutti. Che delusione"
Ossimorosa: "Ha ragione, è davvero sconsolante. Io sono arrivata, la saluto!"
Signore: "Buona giornata signorina, e non compri mai i giornali spazzatura di berlusconi!"

3) schivo il tombino e la schizzata color diarroico che ci sta sopra. Schivo il secondo tombino con stessa schizzata. Al terzo tombino mi accorgo che ci sono un po' troppe schizzate e noto che tutti i tombini sono così. Poi vedo le squadre di carabinieri e omini dei lavori stradali che fanno passare uno per uno i tombini e poi li sigillano, colorandoli anche di blu e rosso. E mi ricordo che questa domenica verrà in visita il papa, o come è scritto sui cartelloni BXVI. Strade bloccate, controlli anti terrorismo e tiratori scelti appostati sui tetti delle case. E io pago.

4) panetteria vicino a casa mia, tardo pomeriggio, nel negozio è presente solo il fornaio settantenne e la di lui consorte nel retro, entra un ladro incappucciato.
Ladro: "Dammi tutto quello che hai"
Fornaio: "Se vuoi posso iniziare dalla pistola"

5) patente scaduta, vado alla visita medica di rito. In attesa anche due cinesi prima di me. Entra il primo, tre minuti, esce, se ne va. Entra il secondo, dieci minuti, esce, cerca il primo, non lo trova, chiede alla segretaria se può telefonare. L'amico di prima se n'è andato portandosi via gli occhiali: ne usano un paio in due. Sempre più tranquilla quando mi siedo al volante (o meglio, quando tornerò a sedermi, considerato il punto 1)

6) vado in negozio per attivare la linea internet. Secondo il computer non sono corretti, nell'ordine: indirizzo di casa mia, codice IBAN, indirizzo mail. Mentre sono al telefono con la banca per farmi confermare il codice IBAN, urto il tavolo e faccio cadere lo scanner, che si apre in due schiantandosi desolatamente a terra.
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lavato, stirato, piegato e riposto in:vita vissuta
martedì, 27 ottobre 2009
Sono priva di connessione e sto bestemmiando contro i gestori che ti fanno pagare un fisso mensile non indifferente per navigare.
Dimmi quando smetteranno di fare orridi cartelli alla faccia della libera concorrenza, quando quando quando!
Ergo, non invitatemi a visitare blog -tra l'altro appesantiti da orridi fronzoli- che tanto adesso non ce la faccio. E comunque odio la pubblicità.
Che liradiddio non abbia pietà di calderoli e del suo inutile ministero. Ma semplificazione di cosa? Dei cervelli?
Torno a discutere con il divano, lui sì che mi capisce.
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lavato, stirato, piegato e riposto in:nessuno scopo
martedì, 20 ottobre 2009
La gente nella maggior parte dei casi va in piscina per due motivi:
1) lavarsi
2) occhieggiare.
Io, ciecata come una talpa miope, sono troppo impegnata a fare due cose:
1) nuotare
2) fare attenzione a non sbattere la testa contro il bordo (cosa che è già accaduta più volte, e assicuro che la sensazione è di cervello che si scuote violentemente).
Ed è forse questo il motivo per cui scambio un tizio per una tizia e, ammiccando complice ed indicando un emule di Giorgio Lamberti, dico sarcastica:
"Sono un po' ridicoli quelli che gonfiano il petto perfino in acqua mostrandosi in tutto il loro fulgore da uomini duri, non trovi? Come se fossimo tutte qui ad attendere che venga lanciato l'amo"
E la tizia, che nel momento in cui apre bocca capisco essere un tizio, risponde sconsolata:
"Forse dovrei dovrei preoccuparmi di più del fatto che mi si scambia per una donna"

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lavato, stirato, piegato e riposto in:tutto è possibile
martedì, 06 ottobre 2009
Alla luce dei lenti nuovi sviluppi, che mi vedranno stringere la cinghia per un po' ma sempre con il sorriso sulle labbra, ho deciso di fondare un servizio utile per la comunità. Dopo lunga elucubrazione ed attenta analisi della gente che mi circonda, e soprattuto spinta da anime disperate quanto me con bollette che incombono come spade di damocle, ho deciso di fondare un'associazione d'utilità sociale:
S.P.U.T.O.
Sopravvivenza Precaria Urbana Tramite Occasioni.
Il concetto è molto semplice: come riempirsi lo stomaco senza aprire il portafoglio. Tramite una costante consultazione di siti, svariate iscrizioni a newsletter, interessamento ad ogni tipo di avvenimento e manifestazione, elenco alfabetico di gallerie e musei vari, ho creato una sorta di fitto tam tam digitale via mail dove informo un popolo di disgraziati dal labile futuro di qualsiasi interessante prospettiva mangereccia. Chiaramente a gratis. Il tutto è spesso accompagnato dalla mai banale possibilità di intrattenere rapporti sociali. Cosa c'è di più bello dello scambiare due convenevoli riguardo alle mezze stagioni mentre si addenta un pezzo di buonissimo formaggio al sapore di soldo risparmiato?
Fino ad ora tutto bene, a parte lo sgradevole dettaglio che sono l'unica a far girare le informazioni. E dato che non m'è riuscito -ancora- di raggiungere l'onniscienza, mi farebbero comodo delle mail di ritorno di gente informata su fatti che io ignoro. Ma va beh, la massa ha bisogno di tempo per farsi istruire a dovere.
Dicevo, fino ad ora tutto bene. Se non che salta fuori un imberbe ragazzetto che mi insinua la pulce:
"Ci si potrebbe fare un sito. Hai presente quanta gente lo visiterebbe? E poi affitti la pubblicità e ci si guadagna pure!"
Tralasciamo l'anima capitalista del povero fanciullo, che non ha ancora molto chiaro il concetto di sostentamento vicendevole e COMUNISTA*, e soffermiamoci sull'ipotetica utilità del sito. Perché ci ho ragionato a dovere, sorvolando sul fatto che non saprei neppure da dove iniziare per aprire un sito ad hoc che sia degno di questo nome. E dopo infinite elucubrazioni sono giunta alla conclusione che far girare le informazioni è cosa buona e giusta, ma è necessario porre particolare attenzione a come le si fanno girare e soprattutto nelle mani di chi potrebbero andare. Ossia, gli organizzatori dello sbafo gratuito, che potrebbe non essere più tale nel momento in cui si scopre che c'è gente che gestisce un preciso e puntuale calendario dello scroccone.
Ergo, continuo a mandare mail; pochissimi mi rispondono, una buona fetta se ne frega, ma qualcuno ne usufruisce volentieri. Ed io persevero.
La fame aguzza l'ingegno.



* Grande Napolitano, siamo fratelli nel peccato! La prossima volta da te per la consueta cena di feti abortiti**?

** questa è sottile e pesante allo stesso tempo, ma il mondo è un posto duro. E solo i duri sopravvivono. Ah, e anche Andreotti.

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lavato, stirato, piegato e riposto in:vita vissuta
martedì, 29 settembre 2009
L'idea che si debbano avere delle quote rosa è di una violenza assurda, così come sentire gente che blatera sul dover dimostrare la professionalità e le capacità in maniera più combattiva e competitiva. E fanculo pure a tutti quelli che dicono che non è questione di preferire l'uomo ma solo che non ci sono donne che si presentano, e anche se ci sono dopo un po' mollano perché vogliono mettere su famiglia. Quelle ingrate.
Tutte stronzate, perché in molti casi purtroppo e l'occhio che cade sulla tetta e non pensa alla testa e al fatto che non si staparlando di differenza tra uomo e donna ma solo di un misero posto di lavoro. Così ci si ritrova a fare colloqui che dovrebbero terminare con la macellazione seduta stante di coloro che sono lì a giudicarti e che ti dicono (cito):
”Guardi, il colloquio è andato bene, lei è una persona interessante e valida. Però dovrebbe essere un uomo”
E ammicca.
Ripeto, ammicca!
Lo sappiamo ambedue che sono portatrice sana di ovaie e posso procreare, con la sgradevole conseguenza che sei costretto a darmi il periodo di ohmiodioladevopagareugualmente! maternità. Che grande ingiustizia, povero datore di lavoro dalle tasche cucite con miriadi di chiodi in tasca! A parte il fatto che non ho in progetto di rimanere incinta e la prossima volta che mi sento chiedere se sono sposata e se ho intenzione di sposarmi scatta la grassa risata con calcio nelle palle e coretto di voci bianche che intona osanna alleluja sono cazzi suoi, direi che quello che faccio del mio utero è piuttosto personale.
E comunque, la scusa che una donna si preoccupi delle scarpe e del fatto che si potrebbero sporcare, è la cosa più assurda che abbia fino ad ora sentito per giustificare il fatto che non vogliono assumere un essere che una volta al mese si mestrua.
Sai una cosa, ignorante ameba che pensi possa passare tutto il mio tempo a farmi la manicure.? Se sono acida e pretendo dei diritti che mi vengono negati solo perché non ho lo scroto, non è femminismo, è mero istinto di sopravvivenza.
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lavato, stirato, piegato e riposto in:vita vissuta, inquietudine e fastidio
lunedì, 21 settembre 2009
Non partecipo al dolore della nazione intera. Non trovo assolutamente si tratti di caduti in missione di pace. Non sono persone mandate al macello ma persone addestrate che hanno scelto di farlo per lavoro. Non provo una stretta al cuore. Non mi sento vicina alle famiglie più di quanto mi senta vicina a qualsiasi altra famiglia subisca un lutto. Non mi interessano gli speciali sui funerali di stato. Non ho osservato alcun minuto di silenzio. Non ho spedito nessuno a morire, per me non dovrebbe starci proprio nessuno là. Non ho appeso nessun tricolore alla finestra. Non mi commuove il povero ignaro bambino con il basco del papà in testa, mi mette solo tristezza. Non c'è nessuna gloria e nessun onore in queste morti. Non mi interessa chi ha partecipato e quanta gente c'era. Non mi emozionano gli applausi, gli occhi bassi velati di lacrime, le urla ineggianti la folgore, gli striscioni portati dalla gente. Non mi sento fiera di essere italiana quando dei connazionali muoiono in guerra. Non voglio condividere l'ipocrisia di chi sente dolore per perfetti sconosciuti dimenticandosi quanti altri continuano a morire ma non sono importanti perché non hanno nomi italiani, la stessa ipocrisia che celebra mercenari pagati per uccidere e poi ignora chi muore facendo un lavoro che non dovrebbe prevedere morte.

Non è cinismo. Ma se qualcuno volesse pensare che invece è così, preferisco restare cinica ma ricordarmi di tutte le morti inutili. Tutte quante. Comprese quelle di chi non ha la dignità di essere chiamato persona ma solo immigrato.
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lavato, stirato, piegato e riposto in:considerazioni personali
martedì, 15 settembre 2009
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Tornare a casa felici e rilassate. Andare in cucina e bersi l'ottimo yogurt del contadino. Togliersi le scarpe, mettersi comode e accoccolarsi nella poltrona. Accendere la televisione e trovarsi davanti la maschera di cera del PDC che parla di cattocomunisti. Vomitare in una frazione di secondo tutte le più sconce porcherie che mai bocca femminile abbia pronunciato. Spegnere la televisione mentre una testa di cazzo a caso dice che Forza Italia è un partito anarchico. E non riuscire a smettere di chiedersi perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. Perché. 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Applausi registrati.
Leggete, leggete cosa VERAMENTE accade là.
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lavato, stirato, piegato e riposto in:inquietudine e fastidio
martedì, 01 settembre 2009


"Vorrei essere innamorata di te per dirti che il nostro è un amore impossibile".
Lo sento dalla televisione accesa, mentre cerco di dormire e non guardo più il film che va. Oppure dormivo già. E quella voce di attrice mi ha svegliato. Parlava a me? Ci sarebbe da aprire gli occhi e interporre un'osservazione, poi non so se prevale il dormiveglia o la consapevolezza che una frase simile lascia poco da interporre. Non puoi fare altro che aggrottare le ciglia, ma non lo fai veramente. Lo vedi solo nel film, che ci sei tu che aggrotti le ciglia. Non sogno nient'altro, anzi non faccio proprio alcun sogno quella notte. Mi porto dietro soltanto questa doppia negazione, la mancanza di amore e la sua impossibilità. E' come essere in mezzo a un oceano in burrasca e non saper nuotare. Ma annegheresti ugualmente. Come segnare un gol in fuorigioco mentre perdi quattro a zero: sarà annullato e perderai la partita. Quella voce che mi parla mentre ho i piedi tirati da robustissime lenzuola e la lingua sdraiata tra due file di denti, minacciata dalla minima contrazione nervosa, quella voce mi ha convinto. "Non ti amo". No, non mi basta, vorrei che l'attore dicesse questo con la mia voce fuori campo, Non mi basterà mai, e lì comincia a secernere frasi incomprensibili tipo il giappo e la francese di Hiroshima mon amour. Tutti hanno fatto parte del plotone di esecuzione, ma quanti hanno avuto il coraggio di sparare anche il colpo di grazia? Allora lascio perdere questa cattiva sceneggiatura. Il film continua ad andare. Io non sono nel cast, eppure la storia mi parla alle spalle, nella notte, approfittando della vulnerabilità dei miei piedi aggrovigliati. "Fa caldo", cerco di dire, ma un lento piano sequenza mi confina in un angolo sfocato della scena, che poi il montatore decide di tagliare. Avrei voluto essere innamorato di te per dirti che ho visto un film in cui quell'amore era possibile. Ma nessuno ha doppiato le mie parole.

"Il bianco e il nero sono un solo colore. Il marrone"




Continua la serie di post gentilmente concessi da menti illuminate: signore e signori, vi presento il pregevole TheInfiniteJest con uno scritto che si vergogna a pubblicare sul suo blog perché -a suo avviso- troppo sentimentale. E lui, da vero rude uomo, ha un prestigio da difendere. Fortuna che ci pensa splinder ad evitare che in un raptus strappalacrime lui decida di rendere il suo blog eccesivamente zuccheroso: taglia la testa al toro (questa non me la perdonerà mai) e decide che nessuno vi può accedere perché "sito malevolo".
Osanna alla censura, nostra protettrice!
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lavato, stirato, piegato e riposto in:eccedenza di eccezione
giovedì, 27 agosto 2009
Ore 20.45 circa.
Con incedere elegante Ossimorosa ed amica si avviano alla volta della festa. Ad attendere il loro ingresso il solito cordone di antisommossa, carabinieri, unità cinofile, borghesi e questori.
Le due dolci pulzelle si scambiano amabili convenevoli ed essenziali informazioni riguardo la proprio vita privata. Sorrisi irresistibili si schiudono sulle loro labbra mentre gli astanti rimangono abbagliati da cotanta beltà.
Incuranti della plebaglia, continuano ad ondeggiare muovendo la profumata aere intorno a loro finché non si accorgono di avere la strada sbarrata. Poffare! Chi è il vile marrano che non permette si compia il destino camminatorio delle due dame?
Increduli, gli splendidi occhi delle divine fanciulle si sollevano e si posano sui giubbotti antiproiettile e sui mitra di due terrificanti mercenari.

- Signorine, vorremmo vedere le vostre borse.

Ohibò, dei gladiatori interessati alla infiorettata toilette femminile? La fantasia di rudi capitani di ventura si frantuma di fronte all'immagine di armature fasciate in morbide trine ed elaborati pizzi.
Le mani non più così tremebonde delle gentildonne allungano l'oggetto della contesa alla volta dei bravi.

- No signorine, apritele voi.

Temono d'esser contagiati dalla muliebre dolcezza, probabilmente. Poveri timorosi avventurieri! Costretti a ragionar di crudezze quando invece anelano al sedersi tra morbidi cuscini a discutere di facezie sorseggiando dell'ottimo te.

- Alcool? Droga?

L'emozione di sostare alla presenza di cotanta bellezza ha procurato confusione nelle giovani menti dei promettenti virgulti, tanto da indurli a porre astruse domande a delle ignare ed amorevoli giovin donne che nulla sanno della corruzione del mondo.

- Ma certo mio prode difensore di virtù, ho giusto un panetto di fumo avvolto nel fazzoletto ricamato a mano e un olezzante mazzolino di maria in tasca. Vuol forse favorire?

E con celestiale grazia, le due dame si congedano così dagli sperduti mercenari, che ancora adesso si struggono nel ricordo delle di loro raffinate borsette.






 
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lavato, stirato, piegato e riposto in:vita vissuta